La categoria dei Liberi professionisti
deve provvedere alla sua difesa con tutti i mezzi più risoluti, attraverso organizzazioni sindacali ad adesione libera,
sottratte ad ogni disciplina e gerarchia statale, limitate ai soli puri professionisti,
ossia a coloro che, unicamente da contratti di opera e mai da remunerazioni a tempo o a stipendio e quindi da lavoro subordinato,
anche se intellettualmente di alto grado, traggono i materiali mezzi della propria sussistenza".
Amadeo Bordiga, cofondatore del Sindacato Ingegneri Liberi Professionisti – Napoli, 1950
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venerdì 31 agosto 2012

QUALCHE PARERE DEI COLLEGHI SULLA PROVINCIA

In risposta alla nostra domanda ai colleghi sulla soluzione più idonea per il riordino delle province toscane, sono pervenute numerose mail, fatto positivamente insolito per noi professionisti, spesso purtroppo disattenti ai fatti istituzionali, almeno fino a quando non è troppo tardi.
I pareri ad oggi pervenuti, salvo decimali, sono al 60% per Arezzo provincia da sola e al 40% per Arezzo capoluogo dell'area vasta Arezzo-Siena-Grosseto.
Di queste mail pubblichiamo il contenuto di due colleghi che hanno argomentato il loro parere in maniera più estesa.
I due pareri sono quelli dell'architetto Marco Lucherini e dell'arch. Giovanni Rupi..
I due testi affrontano il tema in maniera molto diversa: Marco Lucherini consigliando, tra l'altro, il coinvolgimento degli avvocati, in vista di una possibile perdita, nel tempo, del Tribunale e della Questura, Giovanni Rupi, in maniera più provocatoria, introducendo il tema delle relazioni tra Arezzo e l'Umbria, soprattutto in ordine alla gestione delle risorse idriche (diga di Montedoglio e Lago Trasimeno), tema, questo del legame con l'Umbria, che si è affacciato anche in diversi articoli e commenti su Informarezzo.
Invitiamo tutti a partecipare al sondaggio on line di ArezzoNotizie sulla proposta del Presidente Rossi. Il sondaggio è anonimo, semplice, non richiede iscrizione e, al momento, il  numero dei votanti è sulla soglia di 1000. I sondaggi on line non hanno ovviamente precisione statistica, tuttavia sono rappresentativi di una tendenza, specialmente per il numero dei votanti. E ci sembra che quasi 1000 votanti sia un numero importante.

Sollecitiamo i colleghi ad inviare loro contributi a questo blog che li pubblicherà con piacere, sempre a condizione che i contenuti non siano offensivi o lesivi della dignità delle persone, e con l'avvertenza che i pareri pubblicati, salvo esplicita indicazione, sono da intendersi come contributi personali non necessariamente condivisi da INARSIND Arezzo.

Testo della mail dell'architetto Marco Lucherini

L’argomento merita l’attenzione di tutti noi, per questo aggiungo il mio sollecito a partecipare compatti al dibattito.
La prima osservazione e di natura legislativa.
Non è possibile che il legislatore abbia trascurato che i dati di censimento non possono essere assoluti e che non sia stato introdotto un principio minimo di tolleranza numerica sulla soglia di sbarramento (solo l’1%, nel caso nostro, rappresenterebbe 3.500 abitanti circa).
Basterebbe a questo proposito controllare se effettivamente tutte le famiglie chiamate a fornire i dati censuari abbiano ottemperato a questo obbligo.
Il dato pertanto non può che essere che in difetto, quindi anche in assenza di un preciso dato legislativo a tutela del criterio di valutazione, il Governatore dovrebbe tenere conto di quanto sopra osservato ed esprimere un parere più equilibrato.
In secondo luogo credo di poter sottolineare come il  processo di riorganizzazione che necessariamente dovrà attivarsi, non sia affatto indolore dal punto di vista economico, senza parlare delle conseguenze e delle ricadute sul piano del servizio ai cittadini che la suddetta fase genererà. Esperienza insegna abbondantemente!!!
Va anche considerato  il vasto territorio che la nuova maxiprovincia  sottenderà in futuro, che dal punto di vista dei collegamenti risulta il meno attrezzato della regione, e anche di gran parte dell’intera nazione.
Per farsi un’idea basta pensare al calvario necessario per raggiungere Siena dalla val Marecchia!!
Ho la sensazione che il Governatore non abbia la minima idea di ciò di cui si sta parlando.
Quarta osservazione, non certo per importanza dell’argomento, è che Arezzo perderà oltre a Camera di Commercio e Prefettura, anche  Questura, e in futuro il Tribunale. Con quest’ultima argomentazione tenderei a coinvolgere nell’animata discussione anche gli sventurati avvocati aretini, con i quali potremo, se non altro condividere allegre colazioni al bar Trombetta di Rigomagno Scalo, o cene a Palazzolo, perché forare il Calcione è sacrilegio (questa si che è una faccenda seria).
Concludendo rapidamente mi pare che, come spesso accade  nel nostro paese, si tratti di una soluzione “toppa” per dare risposte ai cittadini  di carattere politico dopo aver sbandierato canovacci con sopra scritte le terapie per tutti i mali. La realtà è ben diversa.
Mi pare che l’unica soluzione ragionevole sarebbe stata abolire le regioni, delegando semplicemente le competenze ai Comuni dei relativi capoluoghi, come succede praticamente ovunque, ma subito, evitando soluzioni “ponte” per addolcire la medicina in attesa di arrivare al vero obiettivo, che verrà centrato alla prossima congiuntura sfavorevole. Semmai!!
La Soluzione proposta costerà senza dubbio di più (non vedo come la eliminazione di due consigli provinciali possa compensare l’inevitabile aumento delle spese di struttura tecnico/amministrativa); non eliminerà inoltre il costo dei passaggi elettorali;
Tanto vale lasciare le cose come stanno, in modo particolare in provincie delle dimensioni territoriali come la nostra.
Marco Lucherini

Testo dell'architetto Giovanni Rupi
(pubblicato anche sul Corriere di Arezzo)

In questo secchissimo Ferrarrosto il tema che tiene banco è, senza dubbio, il destino della Provincia di Arezzo, ma più di questa è il Capoluogo.
Tragedia. Dopo le esternazioni del Governatore Enrico Rossi pare che la Maitresse Firenze si sia accordata con l’odiatissima Siena per far diventare Siena Capoluogo, in barba ai parametri numerici, per questo, assai chiari che indicherebbero Arezzo come capoluogo.
Bene.
Bene un ciufolo!
Nonostante il corpo in putrefazione del Monte dei Paschi si va avanti egualmente, segno che gli inciuci Politica-Quattrini vengono sempre sostenuti dai boiardi toscani.
Nonostante tutto.
Bravi!
In questo caso c’è solo una cosa da fare, e cioè rilanciare.
Il Valdarno vuole andare con Firenze? Lo faccia pure.
Il Casentino ama Firenze? S’accomodi.
Noi, se ci vorranno, andremo con l’Umbria, va da sé che bisognerebbe fossero da riformare anche le Regioni, come mi fa osservare il mio amico Enrico Valentini.
Meglio, molto meglio con l’odiata Perugia che con l’odiatissima Siena.
E c’è di più. Andando con l’Umbria con ogni probabilità manterremmo il Capoluogo e poi noi porteremmo in dote la cosa più preziosa che c’è. L’acqua. La diga di Montedoglio, in questo caso fornirebbe il suo preziosissimo minerale a noi e ai cugini umbri, e l’inanellata maitresse, con la supponente rossa di mattoni, e non solo, rimarrebbero a bocca asciutta ( è proprio il caso di dirlo ).
Se poi volessimo esagerare, ma non molto, potremmo proporre come Capoluogo Cortona, che in quanto a storia, caro Governatore è anche più antica di Roma. Tale Enea ne fu l’urbanista più qualificato.
In ultimo, carissimi Compagni, che da sempre sostenete con il vostro legittimo voto il governo della Toscana, nonostante tutto e tutti, non vi pare che a Firenze vi adoperino un po’?
Non vi hanno dato un Assessore vi vogliono spazzare via. Vi piace ancora?
E della Due Mari, alias, la Grosseto Fano, da Siena a Grosseto l’hanno raddoppiata, ad Arezzo non è stata nemmeno tracciata… non sentile un lieve bruciorino?
Allora vi piace! Sappiate che con il vostro voto loro ci campano e bene.
Si realizza il vecchio assioma: se un tizio ha due figli, uno laborioso, ubbidiente, altruista, e uno capriccioso, piantagrane prepotente, quest’ultimo avrà sempre di più, l’altro molto meno, tanto è mite e quindi non vale la pena supportarlo.
Nel vostro caso loro sono sicuri che li voterete sempre e comunque.
Bravi, loro e anche voi però!
Giovanni Rupi

mercoledì 29 agosto 2012

IL RIORDINO DELLE PROVINCE E LE RICADUTE SUI PROFESSIONISTI DELLA PROVINCIA DI AREZZO


Cari colleghi,
in questi giorni le notizie di stampa riportano alcune ipotesi di riordino del sistema delle Province Toscane e in particolare di quella Aretina. Le ipotesi in discussione  principalmente sono due:
1.    Il mantenimento della provincia aretina
2.    L’accorpamento di  Arezzo, Siena e Grosseto.
Per la seconda ipotesi il presidente della Regione Enrico Rossi si è espresso a favore di Siena capoluogo. INARSIND della provincia di Arezzo non ha preso posizione al riguardo. In passato, però, questo sindacato (attraverso Inarsind  e Confedertecnica regionali) ha elaborato documenti e interventi presso la regione Toscana nei quali si individuava non tanto il problema delle province e del loro riassetto quanto piuttosto il problema della Regione. In sintesi, questo sindacato ha più volte espresso forti dubbi sulla utilità del sistema di leggi e della burocrazia che la regione Toscana ha via via costruito.
Sistema di leggi e burocrazia che non difende il territorio ma, al contrario, mortifica le autonomie dei comuni, le legittime aspettative dei cittadini, delle famiglie, delle piccole imprese e di tutto l’indotto economico collegato, lasciando pressoché inalterate, invece, le possibilità di intervento delle grandi società e dei grandi gruppi economici e finanziari, spesso in dispetto della qualità del territorio.
Tutto ciò rischia di essere dimenticato a favore di discussioni che potrebbero diventare campanilistiche.

Cionondimeno occorre valutare le ricadute pratiche che le ipotesi di riassetto avrebbero sulla nostra professione. Pensiamo, a titolo esemplificativo, alle novità sulla localizzazione e strutturazione di Ordini Professionali  (che, ricordiamo, hanno carattere provinciale) , Genio Civile, SovrintendenzaCamera di Commercio, Prefettura, ASL, oltre, naturalmente, alla sede della Provincia e degli altri organismi collegati presso i quali dobbiamo spessissimo espletare molte pratiche Amministrative.

Ricordiamo che questa nuova situazione di riordino dell’assetto istituzionale ha fatto inevitabilmente riemergere una serie di istanze legate alle caratteristiche, alle tradizioni e alla storia dei vari territori, per cui in Valdarno si sono manifestate volontà di aggregarsi con Firenze e in Val Tiberina con l’Umbria. Tutto questo per significare che il riordino delle Province non può essere in alcun modo archiviato come una cosa di scarso interesse.

In occasioni come queste è necessario esprimersi e far sentire la nostra voce altrimenti dovremo subire l’ennesima mortificazione della nostra attività.
Per questo motivo chiediamo a ognuno di voi di esprimersi attraverso commenti a questo articolo.

Cordiali saluti
28/08/2012
Il Presidente Alessandro Cinelli  
Il Segretario Pietro Pagliardini

martedì 12 giugno 2012

DETOSCANIZZARE LE LEGGI

Pubblichiamo questa mail che ci ha inviato l'Ing. Giulio Rupi a commento di un articolo sul Piano di Milano pubblicato nel giornale on line INFORMAREZZO in ordine alla completa liberalizazione delle destinazioni d'uso in tutti i fabbricati esistenti.

*****

Quando i rappresentanti di INARSIND hanno mostrato ai funzionari dell'Urbanistica di Arezzo la perentoria norma della Milano di Pisapia, con la quale si liberalizzano totalmente i cambi di destinazione all'interno della città costruita, immagino che i suddetti funzionari avranno rivendicato il loro impegno nel liberalizzare, nello sfrondare, nel semplificare l'ormai indifendibile Regolamento Urbanistico nostrano.

E tuttavia, non espressa ma indefettibile anche di fronte a un così eclatante esempio, sarà rimasta in questi funzionari la ferma convinzione che in fondo, con tutti i suoi difetti, la direzione giusta è quella Tosco - Aretina e non quella Milanese, perché comunque la scelta delle destinazioni, pur se condizionata da tutte le norme sulla Sanità, la Sicurezza, la Compatibilità e via dicendo, non può essere lasciata all'arbitrio del cittadino: la scelta "pubblica", basata sui criteri del vantaggio comune, sarà sempre più valida delle scelta del singolo, dettata dalla pura convenienza personale!

Ma questi funzionari si dimenticano che i cittadini continuano a preferire l'integrazione delle funzioni del Centro Antico della loro città, cresciuto come sommatoria di molteplici gesti singoli, alle periferie organizzate dai moderni pianificatori che, vedasi il Piano di Arezzo, hanno indicato una per una le possibili destinazioni di ogni possibile particella della città costruita.

La realtà è opposta a quella tenacemente introiettata dai funzionari Tosco-aretini: la libertà di destinazione (fatta salva la Sanità etc.) porta alla diversificazione delle funzioni e alla loro integrazione, porta la vitalità e la possibilità di un utilizzo economico quando invece l'imposizione dall'alto il più delle volte non coinciderà con l'interesse del cittadino e porterà all'abbandono e alla decadenza economica.

Auguriamoci dunque che questi esempi eclatanti inducano a una profonda riflessione i nostri pianificatori e che si possa lentamente procedere a una detoscanizzazione ideologica delle normative regionali e locali, ispirandosi alla rivoluzione nordista dei Milanesi Pisapiani.

Giulio Rupi

lunedì 28 maggio 2012

INCONTRO CON ASSESSORE URBANISTICA E UFFICI DI AREZZO - REPORT

Stamani, lunedì 28 maggio 2012, il Consiglio Direttivo di INARSIND si è incontrato con il Vice Sindaco e Assessore all’Urbanistica Stefano Gasperini. Erano presenti con l’assessore, l’architetto Roberto Calussi e l’architetto Fabrizio Beoni.

Scopo dell’incontro, richiesto da INARSIND, era:
  1. Presentare richiesta formale di una profonda modifica dell’attuale procedura di pre-istruttoria che, come da noi largamente previsto e pubblicamente esternato, ha mancato gli obiettivi, generando, per adesso, solo grande insoddisfazione tra i colleghi
  2. Essere informati, per informare i colleghi, delle decisioni prese dall’Amministrazione in ordine alla indispensabile, urgente e più volte da noi richiesta di Variante al Regolamento Urbanistico.

Quanto al punto 1, Il Presidente INARSIND Arezzo Arch. Alessandro Cinelli ha consegnato e illustrato all’Assessore e all’Ufficio un documento (clicca qui) con richieste precise, sintetizzabili nel ritornare al vecchio metodo dell’apertura libera al pubblico, lasciando la così detta pre-istruttoria come possibilità di offerta aggiuntiva e non esclusiva da parte dell’Amministrazione, un optional praticamente.

L’Architetto Calussi ha riconosciuto i problemi creati da tale procedura, pur rivendicandone l’utilità, soprattutto in relazione alla SCIA, eha confermato che gli uffici torneranno aperti al pubblico il martedì e il giovedì, in maniera libera o comunque con procedure da determinarsi. La pre-istruttoria cambierà nome, nel senso che diventerà quello che effettivamente può essere, cioè un esame della completezza formale della pratica fatta in collaborazione tra ufficio e professionista, restando poi l’istruttoria vera e propria di esclusiva competenza dell’ufficio (e la responsabilità di esclusiva competenza del professionista, come è ovvio). Le modalità precise saranno successivamente chiarite e affinate dall’Ufficio. Quello che a noi premeva era riaprire l’ufficio al pubblico, possibilmente con un orario più ampio di quello precedente, stante le difficoltà interpretative delle NTA a tutti note. Abbiamo fatto presente che non è con nuove procedure che si risolvono i problemi del RU, ma con un contatto snello e flessibile dei professionisti con l’ufficio per chiarire le numerosissime difficoltà interpretative, quando non l’assoluta incomprensibilità delle norme, con cui ciascuno di noi si scontra ogni volta che apre il “libro”. Fermo restando che la priorità è rimuovere la causa, cioè modificare il RU stesso.


Venendo al punto 2l’Assessore Gasperini e l’Arch. Calussi ci hanno comunicato di aver dato inizio ad una profonda revisione e potatura delle NTA.

A puro titolo di esempio da non prendere alla lettera, vi dovrebbe essere una riduzione quantitativa delle Norme pari ad almeno 1/3 del totale, rinviando molte norme al Regolamento Edilizio, come è logico che debba essere, anche per la più snella procedura di modifica e aggiornamento dello stesso. E’ parere dell’Ufficio che allo stato attuale, riconosciuta l’impraticabilità dell’attuale impianto normativo, questa sia la vera emergenza cui dover porre rimedio, ragion per cui il Comune procederà senza alcuna variante di tipo cartografico. In sostanza la variante inciderà esclusivamente sulle norme relative al patrimonio edilizio esistente, non andando quindi ad incidere sulle Aree di Trasformazione.

In particolare è stata posta per adesso l’attenzione sulle parti più controverse del piano, vale a dire sulle aree agricole e sul tessuto consolidato, le così dette zone B. Mentre sulle aree agricole la revisione è ad uno stato più avanzato, per le zone B permane il problema del “dimensionamento” che è un limite difficilmente superabile per norma regionale. Calussi intende tuttavia dare una almeno parziale soluzione al problema utilizzando quanto resta del “mitico” dimensionamento (l’ironia d’obbligo è ovviamente nei confronti della norma-feticcio regionale), i cui dettagli interessano fino ad un certo punto, trattandosi a nostro avviso di falsi problemi di carattere squisitamente burocratico, interessando invece il risultato che ne uscirà, e che nessuno allo stato attuale è in grado di prevedere.

Una semplificazione delle destinazioni, ha detto Calussi, nonchè la correzione delle assurdità normative presenti, sarà fatta anche per il sistema della produzione, cioè le zone P.

Naturalmente non conosciamo l’articolato, anche perché ancora è in forma di bozza di lavoro, ma l’architetto Calussi ci ha dato alcuni flash per capirne lo spirito:

  • ovviare alle limitazioni imposte dalla legge 40 regionale per le addizioni funzionali mediante l’introduzione della sostituzione edilizia con premi,  come a suo tempo proposto a Calussi stesso da INARSIND;
  • abolizione della classificazione di manufatti “precari”, restando probabilmente una normativa più restrittiva per le sole tettoie
  • forte semplificazione della lettura delle norme per le zone agricole attualmente impostata sui numerosi sotto-sistemi,  partendo invece dalla tipologia di intervento, vale a dire, ad esempio, in base al fatto se si tratti di interventi per aziende agricole o per edifici di civile abitazione in zona agricola, indicando poi dove è possibile effettuare tali interventi.

Da quanto è emerso, sopra riassunto per sommi capi, ci siamo formati l’opinione che non solo sia molto difficile arrivare all’adozione della variante “prima delle chiusura estiva”, come ci è stato comunicato dagli Ordini, ma non sia nemmeno opportuno. Questo non perché non vi sia urgenza, tutt’altro, ma perché riteniamo che sia doveroso, prima di portare le nuove norme nelle commissioni e in Consiglio Comunale, fornire un’informazione completa ai cittadini e ai professionisti in particolare, al fine di evitare di commettere nuovi errori che produrrebbero una nuova massa di osservazioni.

Per questo intendiamo invitare l’Assessore e l’Ufficio ad un incontro pubblico per la seconda quindicina di giugno, per illustrare la variante, che a quel punto dovrebbe avere una più puntuale definizione. Questo nello spirito di instaurare un rapporto informativo bi-direzionale, continuo e non formale tra Amministrazione e liberi professionisti, senza pregiudiziali da parte di nessuno; un confronto a cui tutti gli interessati abbiano la possibilità di partecipare e di portare il loro contributo e la loro esperienza diretta.

L’impressione che abbiamo ricavato dall’incontro è, finalmente, quella di una presa di coscienza da parte dell’Amministrazione dei problemi esistenti e del fatto che sembra esistere la volontà di porvi rimedio, almeno parzialmente. La scelta fatta non va del tutto incontro alle nostre richieste emerse chiaramente nel corso dell’incontro pubblico tenuta il 22 febbraio in Comune, tuttavia, nella logica che il meglio è nemico del bene, e riservandoci di valutare il risultato finale, riteniamo sia doveroso riconoscere un atteggiamento di apertura alle sollecitazioni provenienti da parte dei liberi professionisti.

Certamente resta il nodo irrisolto di un piano del tutto privo di disegno, della mancanza complessiva di un’idea di città, di una errata applicazione della normativa sulla “perequazione”, da ritenersi esosa in tempi di bolla speculativa, figuriamoci nell’attuale situazione in cui versa l’economia e l’edilizia in particolare.

Alla luce di tutto questo, a fine riunione abbiamo consegnato all’Ufficio, quale esempio virtuoso non da copiare e nemmeno da usare come traccia ma da interpretare nei suoi principi-guida, le NTA del Piano di Governo del Territorio di Milano (corrispondente al nostro RU), in approvazione da parte della Giunta Pisapia. A parte l’estrema sintesi di tale documento (solo 35 articoli per tutto il patrimonio edilizio esistente nell’intero comune di Milano), quello che più conta è lo spirito “liberal” che lo contraddistingue, con la piena liberalizzazione delle destinazioni funzionali ovunque e senza quote percentuali, un ricorso al metodo della “moral suasion” e dell’incentivo piuttosto che di ferree regole impositive, un atto di fiducia verso i cittadini piuttosto che di diffidenza, gli intelligenti e pre-determinati incentivi per il social housing e una perequazione equa relativa alla sola cessione di aree a disposizione del pubblico per verde e attrezzature per la mobilità. Norme che consentono di andare nella direzione di un autentico, possibile e auspicabile recupero del patrimonio edilizio esistente, al di là delle dichiarazioni di principio poi smentite dai fatti.

Milano, la città italiana più aperta al mondo e alla modernità, con il suo Sindaco non sospettabile certo di iper-liberismo o di essere a favore della deregulation selvaggia, ci offre un esempio virtuoso il cui spirito ci auguriamo possa essere recepito. Scherzosamente abbiano fatto osservare di avere "scavalcato a sinistra" l'Amministrazione proponendo questo esempio.

Un personaggio di altro profilo, quale l’urbanista e storico della città prof. Marco Romano, ha definito quelle norme, sul Corriere della Sera, una “svolta radicale” nell’urbanistica italiana.

Ci auguriamo che l’Amministrazione sappia cogliere lo spirito propositivo con cui ci siamo permessi di portare alla sua attenzione queste NTA.

venerdì 4 maggio 2012

IL VOLTO ARCIGNO DELL’ORDINE ARCHITETTI, LA VARIANTE FANTASMA ALLE NTA E IL MISTERO SVELATO DELLA PREISTRUTTORIA


Tre considerazioni su recenti comportamenti dell’Ordine Architetti:

1) Il 30 aprile è scaduto il termine per il pagamento della quota annua di iscrizione obbligatoria all’Ordine. A questo punto, chi non avesse pagato, e abbiamo ragione di credere che qualche caso vi sia, sarà sottoposto a procedimento disciplinare. Così è scritto nella lettera inviata a suo tempo. Questo è  il classico esempio di grida manzoniana, ingiustamente e inutilmente punitiva e minacciosa. Poniamo che 50 architetti non abbiano pagato (ottimismo?): l’ordine si è impiccato ad aprire 50 procedimenti disciplinari. E’ una situazione plausibile, ragionevole, umana? E’ evidente che il pagamento della quota è un obbligo che non può essere eluso, ma all’Ordine si sono resi conto della situazione in cui versa l’economia e l’edilizia in particolare? Ne hanno la percezione oppure si crede che sia solo un refrain tipo TG che scivola via dopo averlo citato in qualche convegno? Perfino INARCASSA ha rateizzato con una penale minima. Perfino Monti ha dilazionato l’IMU. Perché l’Ordine, che è nel territorio e quindi dovrebbe essere più vicino ai propri iscritti, ha ritenuto di fare ricorso a questo metodo inquisitorio e non ha utilizzato invece una serie di more a scalare, magari non da rapina? Perché l’Ordine deve mostrare questo volto arcigno? 250 euro non è cifra del tutto irrilevante (e una delle più alte d’Italia) e qualcuno è possibile abbia qualche difficoltà a pagarle, specie se sommata a tutti gli altri innumerevoli balzelli cui siamo sottoposti.
Attendiamo con ansia l’espulsione di qualche decina di colleghi.

Siamo saltati sulla sedia! Dunque il Comune è nella fase di “preparazione” della Variante alle sole NTA. Che cosa vorrà dire “preparazione”? Si riferirà alle modalità e ai criteri da seguire nella redazione della variante o più semplicemente vorrà dire che ci stanno lavorando? Dai tempi indicati, praticamente dopodomani, sembra essere quest’ultima la risposta più plausibile. E chi è il soggetto che starebbe “preparando”? Molte altre sarebbero le domande da porsi, a riprova del fatto che nessuno sa niente, se non per “si dice”, e che la comunicazione è stata affidata ai Consigli degli Ordini, i quali sembrano assumere il ruolo di “addetti stampa” del Comune: che altro giudizio dare in assenza di un commento, di un giudizio sull’operazione in corso, dell’espressione di un pensiero? Forse dopo che gli Ordini sono stati criticati per un interventismo andato ben oltre le funzioni loro attribuite, ritengono che l’asettico ruolo di addetto stampa sia più consono alla situazione? Peccato che tale atteggiamento faccia pensare ancora peggio di prima e fornisca un’immagine di appiattimento sull’Amministrazione, con quell’astenersi da qualsiasi osservazione. Dispiace dirlo, ma questo è quanto si può ricavare dai fatti. Evidentemente è la strada che gli Ordini ritengono giusta da seguire. Non si tratta certo di giudicare i contenuti della Variante, che ci sono ignoti, ma almeno sul fatto che l’operazione si stia svolgendo in sordina, senza una comunicazione alla città, senza l’apertura di un minimo di dibattito pubblico, senza l’indicazione di una scelta culturale e politica per uno strumento che interessa cittadini, imprese, professionisti, operatori in genere, qualcosa si poteva dire. La città ha diritto di sapere cosa si sta preparando. Non il dettaglio, non il singolo articolo, non l’articolato, non il cavillo leguleio, come l'Ordine ha fatto fino ad oggi,  ma i principi che dovranno guidare le nuove NTA quelli sì, è necessario conoscerli e discuterli. Invece no, non sappiamo nemmeno se sia stato avviato il procedimento. Fatto formale, si dirà. Certamente, ma a noi interessa la sostanza: se non lo sappiamo, e immaginiamo che sia stata svolta la procedura, vuol dire che non è stata data rilevanza alcuna alla notizia, non è stato ritenuto che una variante normativa sia significativa. Non riteniamo che sia questo l’approccio giusto. Premesso che noi abbiamo chiesto, e continueremo a chiedere  una variante per tutto il patrimonio edilizio esistente - salvo essere pronti a ricrederci sui risultati quando e se li vedremo - tuttavia le Norme non sono un’azione burocratica da fare d’ufficio ma sono invece, e alla luce delle NTA vigenti a maggior ragione, la cartina al tornasole del rapporto tra pubblico e privato, tra Amministrazione e cittadini. Per le NTA vigenti il cittadino è suddito, non ha alcuna libertà, nemmeno per la cuccia del cane, l’imprenditore non può costruire un piano ammezzato interno, tutto è controllato e regimato e il poco che è concesso viene distribuito con il lumicino.
Ci piacerebbe sapere qualcosa, tutto qui, ci piacerebbe capire se possiamo sperare in meglio; ci piacerebbe che l'Amministrazione garantisse il nostro diritto di cittadini e di liberi professionisti ad una informazione vera.

3) Ma anche gli Ordini, supponiamo, non sapranno niente. Però sanno che l'assurda procedura di pre-istruttoria e, soprattutto, la blindatura dell’ufficio, presenta “criticità”. Perbacco, avevamo forse ragione noi a dire che era una superflua e dannosa procedura? Certo, l'abbiamo detto quando tutto era già fatto, visto che ce lo hanno detto alla fine, quando tutto era stato già deciso!
Gli Ordini lo sanno bene che esistono "criticità" perché l’hanno proposta, voluta, sollecitata loro, in primis l’Ordine Architetti. Maldicenza, illazione? Neanche per sogno! La rivendica con una certa dose di orgoglio l’Ordine Architetti in un documento pubblicato nel sito istituzionale, qui:


Ma noi stiamo tranquilli, perché l’Ordine, come al solito, “monitora” e le “criticità” saranno certamente rimosse.
A quando un linguaggio che non sia di soli vuoti luoghi comuni e soprattutto a quando azioni svolte nell’interesse dei liberi professionisti e non contro?
Visti i precedenti vi rivolgiamo una preghiera: state fermi, non agitatevi, riposatevi, fate il meno possibile, limitatevi a svolgere i compiti che la legge vi assegna: la quota d’iscrizione costerebbe molto meno e le cose non potrebbero che andare meglio.
Pietro Pagliardini

giovedì 26 aprile 2012

EDILIZIA AREZZO: VOGLIAMO LE CONSULENZE (E LA VARIANTE AL RU)

E’ insopportabile dire “l’avevamo detto”, però noi l’avevamo detto: la procedura di preistruttoria crea problemi a tutti. E tanto per essere ancora più insopportabili, diciamo anche che ci voleva poco a prevedere che il sistema non avrebbe potuto funzionare: non siamo in Svizzera, abbiamo norme particolarmente cervellotiche e inoltre non era, e non è, accettabile un sistema che, di fatto, blinda l’ufficio al normale rapporto con il pubblico e con i liberi professionisti in particolare.

Non era questa la procedura di cui avevamo, e abbiamo ancora, bisogno: in un momento in cui l’ufficio edilizia stesso non è in grado di dare risposte certe alle inestricabili regole del Regolamento Urbanistico, c’era, e c’è, bisogno di consulenze, quelle di base, quelle minime di partenza riassumibili nella banalissima ma autentica frase: “Che ci posso fare qui?”. Occorreva intervenire dalle fondamenta e invece si è voluto, chissà perché, cominciare dal tetto. Oggi sappiamo tutti che il vero problema è l’interpretazione della norma e non solo di quella già ingrata del RU, ma anche delle molteplici altre che ad esso si intrecciano e sovrappongono in un labirinto senza via di uscita.
C’è bisogno di una rapporto collaborativo tra uffici e liberi professionisti, un rapporto certamente regolato, data la forte pressione, ma un rapporto anche umano in cui noi non dobbiamo sentirci un impiccio e un problema: il problema è il piano e non l’ufficio edilizia o i professionisti che sono i primi a subirne le conseguenze. In fondo, è bene ricordarlo, siamo cittadini e lo stato - e il comune è “stato”- ci appartiene e non viceversa, almeno in teoria. La qualità della nostra vita professionale, prescindendo anche dai non secondari problemi economici, è fortemente peggiorata negli ultimi tempi e non esiste un solo motivo per doverla incrudire con procedure impervie.
Non che in linea di principio una prestruttoria, soprattutto per le SCIA, sia deprecabile. Ma le procedure non sono invenzioni e regole fini a se stesse; esse devono essere inserite e calibrate nel contesto della situazione reale e in relazione alla assoluta straordinarietà della normativa vigente, devono tenere conto delle reali possibilità dell’ufficio e dei veri bisogni di coloro che i progetti li firmano. Queste condizioni, così appare dai risultati, non sono state considerate e i liberi professionisti si sono trovati una nuova regola pre-confezionata, senza alcuna comunicazione da parte dell’amministrazione, se non a cose fatte, senza consultazione. La procedura non mostra solo una impersonale e burocratica “criticità” ma denuncia semplicemente il suo fallimento.
E adesso? C’è qualche speranza che possa essere abbandonato il sistema dopo che è stato pagato anche il consulente che però non ci sembra abbia dato buoni consigli? Noi ci auguriamo che sia possibile e che si valuti ciò che effettivamente serve: consulenza sull’interpretazione delle norme e massima disponibilità a dialogare.
Non le abbiamo scritte noi quelle norme e anzi ci siamo opposti ma non siamo stati minimamente ascoltati. Adesso dimentichiamo come è nato quel piano e affrontiamo la situazione alla luce delle risultanze.
Noi chiediamo due cose:
- Un servizio di consulenza programmato ed efficiente, ma amichevole, user friendly, come si dice, che ci permetta di dare risposta alle domande dei nostri clienti (pochi, ma, proprio per questo, più importanti che mai):

- La Variante al Regolamento Urbanistico per tutta la parte che riguarda l'art.55 comma 1 lettera a, cioè per il patrimopnio edilizio esistente.

Sappiamo che esiste un problema economico, ma questa è una emergenza ed ha priorità assoluta e d’altra parte se si spendono soldi per una consulenza procedurale non necessaria, si possono spendere anche per una consulenza di qualità per la inderogabile variante al piano. Non abbiamo più tempo e non possiamo lasciare marcire la situazione.
Due mesi fa INARSIND ha organizzato un’assemblea pubblica in Comune dove un grandissimo numero di professionisti ha chiesto di procedere velocemente alla variante al RU. L’assessore ha poi promesso iniziative al riguardo ma fino ad oggi non ci sono stati segnali. I professionisti aretini sono in una crisi profonda, molto più accentuata rispetto al resto d’Italia. Moltissimi colleghi ritengono che per sbloccare la situazione siano necessarie iniziative clamorose.
Noi speriamo che l’Amministrazione, silenziosa come non mai, dica qualcosa e soprattutto faccia qualcosa, e lo faccia anche per bene, dato che non possiamo più permetterci di sbagliare.


giovedì 19 aprile 2012

E' COSI' CHE SI SOSTIENE L'ECONOMIA DI UNA CITTA'?


E’ clamoroso! In questo periodo di crisi economica generale, questo Regolamento Urbanistico sembra fatto per dare il colpo di grazia all’economia della città. Se un imprenditore artigiano o  industriale si trova nella necessità di ampliare la propria azienda e assumere qualcuno, cosa avviene?  Avviene che, norme alla mano, non può fare niente! Norme assurde, tempi biblici e immobilismo. Immobilismo che, in questi casi, significa o chiudere bottega o emigrare altrove.
Con il PRG il Comune fissa regole di modificazione della città valide per tutti i cittadini intesi come singoli individui ma anche come soggetti facenti parte di vari corpi sociali quali categorie economiche, associazioni culturali, sindacati, scuole e quant’altro. Il PRG è dunque  uno strumento che può sviluppare le numerose attività presenti nella nostra società, incentivando un settore piuttosto che un altro, in base a scelte contingenti o strategiche.
Purtroppo il Regolamento Urbanistico di Arezzo, oltre che povero dal punto di vista del disegno, non fornisce risposte né ai cittadini né alle attività produttive ed anzi, rispetto a queste ultime, penalizza proprio chi avrebbe la possibilità di espandersi facendo del bene non solo alla propria azienda ma a tutta la collettività.
Un caso tra i tanti che ogni giorno si scoprono - e in questo senso il RU non riesce mai a deluderci - riguarda proprio le aree produttive. Proveremo a spiegarlo cercando di limitare i tecnicismi.

Si prenda il caso di una azienda che abbia costruito la propria sede con il precedente PRG, esaurendo tutta la superficie coperta a disposizione, pari al 60% della superficie del  lotto. Consideriamo ad esempio un lotto di 1000 mq con un capannone di 600 mq. Poniamo che oggi l’azienda abbia necessità di aumentare il numero di occupati e quindi voglia realizzare un piano ammezzato di 200 mq nella fabbrica alta 7 metri. Un’opera semplice: qualche pilastro, travi e solaio. Un’opera che non incide sulla superficie libera rimasta, un’opera racchiusa dentro l’involucro dell’edificio esistente e che nemmeno si vede dall’esterno salvo qualche finestra in più. Ebbene, non la potrà fare. Perché? Perché le norme attuali consentono una occupazione del lotto di 400 mq invece dei 600 precedenti!

Per essere più precisi, lo potrebbe fare ma a condizione che riporti la superficie del fabbricato esistente a 400 mq e, detto senza eufemismi, a condizione di demolire 200 mq di capannone. Avete letto bene: demolire 200 mq di capannone (operazione spesso impossibile oltre che insensata) per rifare gli stessi 200 mq necessari al piano superiore!
Questa norma non è solo astratta - difetto che dimostra il distacco dalla realtà delle cose - ma è anche inutilmente punitiva e “non sostenibile” nel senso politicamente corretto del termine. Privilegiare una norma di questo tipo, costringendo quindi l’azienda o a non crescere e a non creare nuova occupazione, oppure a trasferirsi in altra sede (possibilmente fuori di Arezzo, dove è più facile e gli imprenditori vengono di norma accolti a braccia aperte) significa sì avere un disegno per la città, ma depressivo e ostile anche al minimo sviluppo.

La conseguenza logica è che queste norme del piano non possono in alcun modo essere aggiustate, essendo troppe le variabili imprevedibili e tutte negative, ma solo azzerate e riscritte con spirito positivo aperto alla realtà. Tanto meno questa riscrittura potrà essere fatta dallo stesso ufficio che ha contribuito alla redazione di norme del genere.

Alessandro Cinelli  e Pietro Pagliardini Architetti INARSIND Arezzo.

P.S.
Se qualcuno pensasse che abbiamo scritto questo post dopo aver alzato il gomito  (e avrebbe tutte le ragioni per crederlo) diamo il riferimento normativo: NTA del RU di Arezzo, art. 77, comma 11, che rimanda al comma 2 del medesimo articolo.

venerdì 24 febbraio 2012

RASSEGNA VIDEO DI INTERVENTI ALL'ASSEMBLEA SUL REGOLAMENTO URBANISTICO DI AREZZO

Pubblichiamo una serie di video con alcuni interventi di colleghi, rappresentati di categoria e Consiglieri comunali.
Ci scusiamo con coloro che sono intervenuti e che, per adesso, non ci sono. Tra poco alcuni ci saranno ma di altri non abbiamo il video per svariati motivi: quello di Piervenanzi è per una metà solo audio e per l'altra metà è totalmente controluce, quello dell'Assessore Colangelo e di Pagliardini è solo audio.
Poi vi sono quelli molto lunghi che richiedono molto tempo per l'elaborazione.
Assicuriamo che in nessun caso vi è alcuna volontà di censura, ma solo problemi "tecnici".
Ancora grazie a tutti gli intervenuti.




mercoledì 22 febbraio 2012

COMUNICATO STAMPA INARSIND SU ASSEMBLEA PER REGOLAMENTO URBANISTICO


Grande affluenza questa mattina nella Sala Rosa del Palazzo Comunale di Arezzo all’assemblea aperta di INARSIND Arezzo, Sindacato Ingegneri e Architetti Liberi professionisti, cui sono stati invitati anche i geometri liberi professionisti. Oltre cento persone tra cui i rappresentanti delle categorie economiche del settore edilizio con l’Ing. Fabozzi dell’ANCE e Maurizio Baldi della CNA, i consiglieri comunali Matteo Bracciali, Capogruppo PD, Alessandro Caneschi Presidente CAT, Il Presidente della Commissione attività produttive Fabrizio Piervenanzi  il Capogruppo del PdL Avv. Francesco Francini, l’assessore Michele Colangelo, l’Ing. Luigi Lucherini, il Capogruppo della Lega Roberto Ruzzi, oltre ad un nutrito gruppo di liberi professionisti.

Il tema era il Regolamento Urbanistico e l’analisi delle strategie per uscire dall’impasse causato dalla sua difficile applicazione.

Sono state proposte da INARSIND tre possibili soluzioni a scalare, da quella minima di revisione delle norme a quella massima a quella di una variante complessiva, passando da quella intermedia di una variante alla sola parte del piano che riguarda il patrimonio edilizio esistente, con reintroduzione delle zone B di completamento. Su quest’ultima si sono concentrate le attenzioni dei Consiglieri di maggioranza e di minoranza, i quali hanno concordato sulla necessità di un Consiglio Comunale aperto sul tema Regolamento Urbanistico e di deliberare un atto di indirizzo rivolto al Sindaco e alla Giunta.

Un risultato importante dunque, ben oltre le aspettative, visto che tutti hanno riconosciuto l’esistenza del problema Regolamento Urbanistico e la parte politica ha dichiarato di volerlo modificare in t.empi brevi.

Il Consiglio Direttivo di INARSIND Arezzo nel ringraziare tutti i presenti comunica che nei prossimi giorni provvederà a fornire ulteriori e più dettagliate informazioni sui numerosi interventi e metterà in rete i video con ampi stralci degli stessi.



domenica 12 febbraio 2012

SINTESI VIDEO ASSEMBLEA 150K: 1° E 2° PARTE

Dopo avere dedicato il recedente post con video all'intervento di Enrico Milone, si prosegue con una rassegna sintesi degli interventi che si sono succeduti al palco dell'Assemblea 150K organizzata da amatelarchitettura.com.

L'ordine in cui sono messi è cronologico, con l'avvertenza che non di tutti abbiamo purtroppo potuto realizzare il video, anche se la rassegna è comunque ampia.
Ciascun intervento è stato tagliato e ne abbiamo espunto le parti che a noi sono sembrate più significative.
Nei prossimi giorni contiamo di montare altri video.

lunedì 10 ottobre 2011

SUL COMUNICATO DEGLI ORDINI PER IL REGOLAMENTO URBANISTICO DI AREZZO


Pubblichiamo il comunicato degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri e del Collegio dei Geometri apparso, a pagamento e con un commento del giornale, su La Nazione di domenica 9 ottobre.

Ne condividiamo i contenuti generali anche perché sono gli stessi che INARSIND, con 200 firme di professionisti, ha denunciato subito dopo l’adozione del RU, quando era già evidente a tutti quale sarebbe stato il risultato e quindi non possiamo che rallegrarci del fatto che gli Ordini siano arrivati alle medesime conclusioni.
Abbiamo apprezzato la volontà e lo sforzo degli Ordini in merito alle osservazioni, ma sappiamo tutti che nemmeno duemilaseicento osservazioni accolte avrebbero potuto migliorare di molto un piano talmente aggrovigliato da risultare inemendabile.

Del documento non condividiamo invece gli obiettivi enunciati. Noi riteniamo che sia necessaria una Variante Generale al RU non solo per le PAT o  per le AT o per questo o quel caso, ma per la mancanza di una struttura stessa del piano, di un disegno complessivo, di un'idea di città e per l'impianto normativo che resta indecifrabile e oscuro e dovrà essere completamente riscritto, smagrito e reso leggibile e non soggetto a mille interpretazioni possibili.

Non esistono parti buone e parti meno buone in questo Regolamento Urbanistico e l’ultima Legge Regionale ha affossato una delle poche cose che potevano funzionare.
Non condividiamo nemmeno il rito di apertura di “Tavoli”, che in passato non ha prodotto alcun risultato e non può garantire in alcun modo l’auspicata terzietà.  

Purtroppo i “tavoli veri” non potranno che essere quelli che ciascun professionista  sarà costretto ad aprire personalmente con i tecnici degli uffici edilizia: a questo ci costringe l'impossibilità di risolvere qualsiasi problema, dai più piccoli ai più grandi, in quel guazzabuglio inestricabile delle NTA.
E' una condizione che ci umilia tutti ma che è divenuta inevitabile, e non sono risolvibili al “Tavolo” l’infinità di casi possibili, in modo tale da escludere l'errore e quindi la denuncia, con le sanzioni anche aggravate dalle ultime norme. 
Il metodo dei “Tavoli”, inoltre, è divenuto un rito opaco che in sostanza rischia di essere utile solo a chi vi partecipa, contro ogni buona intenzione che noi non mettiamo in discussione.

Quindi, pur sapendo che il PRG è costato qualche milione di euro e che le finanze locali sono allo stremo, non resta che mettere mano ad un nuovo piano.
Occorre che l'Amministrazione, nella persona del Sindaco, prenda serenamente atto di questa situazione.
In alternativa non restano che le deprecate varianti, vale a dire il piano trasformato dai privati, inevitabile risultato di strumenti urbanistici sbagliati, astratti, arroganti e fatti a dispetto dei cittadini.

DOCUMENTO ORDINE ARCHITETTI, ORDINE INGEGNERI E COLLEGIO DEI GEOMETRI (La Nazione, 9/10/2011)

Giunti ormai a sei mesi dall'approvazione definitiva dei R.U. e dopo quasi tre mesi dall'inizio dell'applicazione quotidiana dello stesso è giunto il momento per un'analisi delle conseguenze che il R.U. ha sullo sviluppo della città e del suo territorio.

Gli Ordini professionali esprimono un giudizio forte­mente negativo sui Regolamento Urbanistico in vigore. Svolgendo un ruolo di assoluta terzietà, avevano già espresso forti critiche con vari documenti al testo del Regolamento Urbanistico, critiche preventive alla adozio­ne, segnalando i punti critici che si evidenziavano dalle illustrazioni degli indirizzi programmatici negli incontri preliminari, invitando i referenti politici e gli estensori del piano ad una riflessione sulle metodologie applicative.

Dopo l'adozione, proseguendo nell'azione di verifica pun­tuale del testo normativo, avevano segnalato l'illeggibilità delle norme, mal confezionate e di difficile gestione, con continui rimandi da un articolo all'altro in una sorta di gioco dell'oca, la loro imperfezione strutturale con buchi applicativi che ne avrebbero reso difficile la gestio­ne quotidiana non solo per i professionisti e per i funzionari dell'amministrazione, ma soprattutto per i cittadini.
Nel tentativo di correggere questa impostazione ope­rativa, senza entrare nel campo delle scelte di indirizzo urbanistiche, scelte che competevano all'amministra­zione che se ne assumerà ogni responsabilità politica, gli Ordini professionali avevano segnalato, articolo per articolo, le problematiche funzionali, indicando le incongruità, gli errori, le errate valutazone quantitative e numeriche, ricevendo negli incontri avuti con gli amministratori e i tecnici, ampi consensi sulla neces­sità di adeguamenti e correzioni.

Le osservazioni presentate dagli ordini, oltre 60 artico­late praticamente sull'intero testo normativo, stanno a dimostrare la dedizione alla causa. Oggi purtroppo emerge agli occhi di tutti gli addetti ai lavori ed ormai anche ai semplici cittadini come la ste­sura definitiva del Regolamento Urbanistico abbia disatteso completamente le aspettative di correzione e modifica prospettate, compromettendo ulteriormente l'attività edilizia urbanistica dell'intera comunità costi­tuita non solo dai professionisti ma anche dagli opera­tori economici e da tutti i cittadini. 

Dal punto di vista dello sviluppo urbanistico sarà necessario al più presto riprendere il dibattito cultura­le sulle grandi aree e sugli interventi strategici, dibat­tito culturale che è stato praticamente assente e che è fondamentale per una corretta e completa programmazione per lo sviluppo della città e per le scelte del­l'indirizzo da dare al futuro di Arezzo.

Sarà necessario inoltre dare chiarezza ad alcuni punti salienti del Regolamento Urbanistico, quali ad esempio le Potenziali Aree di Trasformazione (P.A.T.), che avevano dato l'illusione di un nuovo approccio al problema del recupero e della rigenerazione urbana dell'esistente, ma che ad oggi continuano ad essere un oggetto misterio­so sia per le modalità applicative che per il futuro nel tempo dei diritti edificatori derivanti dalle demolizioni; le Aree di Trasformazione (AT) e Aree di Trasformazione Strategica (A.T.S.) che in molti casi risultano inattuabili e che renderanno necessario avviare un percorso di Variante al Regolamento Urbanistico per il quale è indispensabile aprire un confronto aperto alla città.

Dal punto di vista edilizio, come era stato più volte segnalato nel tempo, i dubbi interpretativi che emer­gono nell'applicazione del Regolamento Urbanistico sono numerosissimi e gli operatori dell'amministrazio­ne, che sono chiamati a rispondere quotidianamente alle richieste di professionisti e cittadini, si trovano nel­l'impossibilità di dare risposte certe ed univoche e sono costretti a limitarsi spesso a recepire i quesiti rinviando le risposte quotidianamente dopo approfondimenti il cui iter procedurale appare nebuloso in relazione alle specifiche competenze.

Tale incertezza applicativa ed interpretativa è interve­nuta per altro in una fase di modifica della normativa nazionale e regionale con l'entrata in vigore della S.C.I.A. e del silenzio assenso sul Permesso a Costruire.

Tale normativa responsabilizza ulteriormente i proget­tisti che dovranno certificare la rispondenza degli inter­venti a tutte le normative vigenti, ivi compresi ovvia­mente anche gli strumenti e atti comunali approvati.
I professionisti sono costretti ad accollarsi questo ulte­riore livello di responsabilità, ma pretendono come contropartita norme certe, chiare, non interpretabili ma solo applicabili.

In assenza di ciò richiedono di atti­vare un continuo e costante confronto con l'ammini­strazione e con i suoi tecnici, con la costituzione di un Tavolo di monitoraggio e con la massima pubblicità e trasparenza alle evoluzioni interpretative che nel tempo verranno a maturarsi e con l'attivazione di un servizio di preistruttoria per un confronto preliminare documentato sulle problematiche degli interventi.
Tutto ciò nell'interesse non solo dei professionisti ma anche e soprattutto di tutti i cittadini che chiedono certezze sui loro diritti.

martedì 20 settembre 2011

PRIME INDICAZIONI INTERPRETATIVE DELLA L.R. 40/2011

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Il Direttore dell'Ufficio Edilizia del Comune di Arezzo Architetto Roberto Calussi, ci ha trasmesso questo documento in cui fornisce le prime indicazioni interpretative sulla legge 40/2011. Il titolo stesso fa comprendere che non tutto è ancora completamente chiaro.
Pubblichiamo volentieri questo documento anche se non consideriamo affatto chiuso l'argomento.
Tuttavia è bene che i colleghi dispongano degli elementi necessari per potersi orientare in questa materia sempre più ingarbugliata e in continuo divenire.
Inevitabile constatare che in un momento di grave crisi economica generalizzata si debbano disperdere energie nell'esegesi di leggi concepite male e scritte peggio. Non è certamente un bel segnale che la classe politica tutta trasmette ai cittadini.
Invitiamo i colleghi a lasciare commenti che potrebbero tornare utili per le prossime iniziative.



Arezzo 14 settembre 2011
Prot. 98899/ M. 03/2011
OGGETTO - Entrata in vigore della L.R. 4012011, prime indicazioni interpretative.


Il 25 agosto 2011, con l'entrata in vigore della L.R. 40/2011, modificativa della L.R. 01/2005, la Regione Toscana ha adeguato il proprio testo unico dell'edilizia alla L. 106/2011.
Prima sostanziale modifica è la soppressione dell'istituto giuridico della Denuncia di inizio attività (DIA), sostituito dalla Segnalazione Certificata di Inizio attività (SCIA).
Le modifiche hanno interessato anche la definizione degli interventi edilizi, in particolare la "ristrutturazione edilizia".
Stante il mutato quadro normativo, si è posta la necessità di interpretare alcuni aspetti specifici della legge, con riferimento agli atti di governo del territorio vigenti che disciplinano l'attività edilizia, in particolare per quanto riguarda:
1) La nozione di ristrutturazione edilizia, con particolare riferimento alle addizioni funzionali ed alle pertinenze;
2) Il rapporto fra i parametri urbanistici indicati dalla legge e quelli del Regolamento Urbanistico (modifica di sagoma, volume, superficie utile lorda)
3) Il termine per l'inizio dei lavori della SCIA;
4) La necessità o meno, di allegare l'autorizzazione del Genio Civile al deposito dei titoli edilizi (SCIA o Permesso di Costruire.
Tali problematiche sono state affrontate in via preliminare dall'Ufficio, ed illustrate nell'incontro tenuto il 1 settembre 2011, con i rappresentanti degli ordini professionali.
Si riportano di seguito le considerazioni che sono state espresse in tale incontro, che vengono assunte dall'Ufficio come prime indicazioni operative, per l'applicazione della legge.

1) Nozione di ristrutturazione edilizia, con particolare riferimento alle addizioni funzionali ed alle pertinenze

L'art. 79 della L.R. 01/05 disciplina le "opere e gli interventi sottoposti a SCIA'; dispone infatti che "sono soggetti a SCIA .... gli interventi di ristrutturazione edilizia, ossia quelli rivolti a trasformare l'organismo edilizio mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente; ... tali interventi comprendono altresì modifiche alla sagoma finalizzate alla realizzazione di addizioni funzionali .... nel limite del 20% del volume esistente.....".
Rispetto alla norma previgente è stato aggiunto che l'addizione funzionale si esplica mediante modifiche alla sagoma di un edificio ed è stato introdotto il limite quantitativo di modifica della sagoma, nella misura del 20% rispetto ai volume esistente; inoltre la realizzazione delle pertinenze è stata scorporata dalla definizione di ristrutturazione edilizia, codificandola come una nuova categoria di intervento, sempre con l'aggiunta del limite quantitativo del 20% rispetto al volume dell'edificio principale.
E' di tutta evidenza che l'art. 79, oltre ad individuare il titolo edilizio abilitativo, definisce anche il concetto di ristrutturazione edilizia, discostandosi, come in passato, dalla definizione del Testo Unico statale (DPR 380/01). E' tile ricordare che secondo il DPR 380/01, tutti gli ampliamenti sono ricondotti alla categoria della nuova costruzione, quindi soggetti al rilascio del Permesso di Costruire, ad eccezione delle "pertinenze" che abbiano consistenza non superiore al 20% del volume esistente. L'impianto sanzionatorio del DPR 380/01 dispone la rilevanza penale se tali interventi sono eseguiti in assenza del Permesso di Costruire (ovvero di altri titoli eventualmente introdotti dalle discipline regionali).
L'art. 78 della L.R. 01/05 assoggetta al rilascio di Permesso di Costruire le "addizioni volumetriche agli edifici esistenti non assimilate alla ristrutturazione edilizia"

Stante la definizione residuale dell'art. 78 della LR. 01/2005, gli interventi di "ampliamento" che non rientrano nella nozione di ristrutturazione edilizia (ovvero le modifiche alla sagoma eccedenti il 20% del volume esistente), non possono che essere ricondotti alla categoria dell'addizione volumetrica.

Per quanto riguarda poi i relativi titoli legittimanti, è individuata la SCIA per gli ampliamenti classificabili nella nozione di ristrutturazione edilizia, ed il permesso di costruire per gli ampliamenti classificati come addizione volumetrica.
Si ricorda che la Regione Toscana, con la Circolare applicativa del condono edilizio 2004, ha precisato che gli ampliamenti rientrano nella categoria della ristrutturazione edilizia se sono funzionali ad un organismo esistente e se non determinano la costituzione di un nuovo organismo. Tali requisiti sono soddisfatti se gli ampliamenti sono limitati, se non aumenta il numero delle unità immobiliari e se non cambia la destinazione d'uso.

Il Regolamento Urbanistico è stato adottato ed approvato con il precedente impianto normativa, ove all'art. 79 della L.R. 01/05 non era fissato un limite quantitativo delle addizioni funzionali.
L'alt. 36 delle NTA del Regolamento Urbanistico dispone al comma 2 che " le addizioni funzionali di cui alla lettera d), punta 3 del comma 2 dell'art. 79 della L.R. 01/05, non possono comportare nel loro complesso un incremento di sul superiore a mq 30 mq 40, ... mq 60 ..."
Occorre quindi chiarire se le previsioni del R.U. sono divenute inefficaci qualora l'addizione superi il 20% del volume esistente. Si tratta cioè di capire se il limite introdotto dalla legge, incide, in riduzione, nei casi in cui l'addizione di superficie prevista dal Regolamento Urbanistico eccede il 20% del volume esistente.

Stante il richiamo puntuale del Regolamento Urbanistico all'articolato della L.R. 01/2005, per effetto della modifica apportata alla legge, si ritiene che le addizioni funzionali sono tali se addizionano Sul in conformità del R.U., e se tale addizione modificativa della sagoma, non supera il 20% del volume esistente.
Nei casi diversi (ad esempio addizione maggiore dei limiti dell'art. 36 del R.U., o modifica di sagoma maggiore del 20%), l'intervento non può che essere ascritto alla categoria dell'addizione volumetrica, ammissibile ove il R.U. prevede tale intervento.

Nell'ambito del territorio rurale, ove sono vietate dalla L.R. 112005 le addizioni volumetriche, di fatto non potranno essere proposte addizioni alla sagoma degli edifici che superano il 20% del volume esistente, contrariamente a quanto disciplinato dal R.U..

Resta inteso che nulla osta alla proposizione in tempi diversi separati interventi di addizione funzionale, a condizione che ciascuno rispetti il limite dei 20%, e che nel complesso sia rispettata la quantità di Sul in addizione (il R.U. ammette espressamente la possibilità di intervenire con più interventi, fatto salvo il rispetto del limite complessivo).

2) Rapporto tra i parametri urbanistici indicati dalla legge e quelli del Regolamento Urbanistico (modifica di sagoma, volume, Sul)

Altri elementi oggetto di interpretazione sono il significato di "modifiche alla sagoma" ed il parametro "volume" indicato dal legislatore per la verifica quantitativa del 20%.
Sia il legislatore statale che quello regionale hanno utilizzato il termine di "modifiche alla sagoma...."
La definizione di sagoma di un edificio è contenuta nel vigente Regolamento Edilizio. Definizione analoga è contenuta anche nella proposta di Regolamento per l'unificazione a livello regionale delle definizioni tecniche e dei parametri urbanistici ed edilizia, ai sensi dell'art. 144 della L.R. 1/2005.

In entrambe le definizioni, nella sagoma di un immobile è compresa sia la porzione di edificio delimitata dai muri perimetrali (cd sagoma primaria del R.E.), sia le porzioni non tamponate, quale ad esempio i porticati (cd sagoma secondaria del R.E.).
Ne consegue che in ipotesi di addizione funzionale che prevede l'incremento di Sul mediante la tamponatura (parziale o totale) di un porticato esistente, stante la non modifica della sagoma, tale intervento risulta escluso dalla verifica quantitativa dei 20% determinata dalla L.R. 1/2005, ferma restando la quantità massima di addizione ammessa dal Regolamento Urbanistico.

Per quanto riguarda invece i[ termine "volume" (... nel limite del 20% del volume esistente ...), si pone il problema di identificare il relativo parametro di riferimento in chiave di Regolamento Urbanistico, ai fini della verifica di legge.
Si tratta cioè di identificare se tale parametro è da riferirsi alla Sul di cui all'articolo 24 delle NTA del R.U., piuttosto che al volume di cui all'art. 29 delle NTA del R.U., ovvero al volume della sagoma di cui all'art. 15 del Regolamento Edilizio.

E' utile ricordare che il dimensionamento del Piano Strutturale è stato definito rispetto alla Superficie utile lorda; ovviamente tale parametro è l'indice edificatorio (territoriale e fondiario) assunto dal Regolamento Urbanistico. Alcune disposizioni della L.R. 1/2005 (ad esempio quelle riferite agli interventi ammessi sul patrimonio edilizio con destinazione d'uso agricola) sono state recepite nel Regolamento Urbanistico "convertendo" il riferimento al "volume" indicato nella legge, con il parametro della Sul.
Si ritiene che la ratio della norma sia quella di individuare la quota di addizione massima ammissibile, in riferimento agli indici edificatori attribuiti dagli strumenti urbanistici, PRG o RU. Non si spiegherebbe diversamente la circostanza che Io stesso articolo 79 prosegue, esonerando alcuni interventi di addizione funzionale (rialzamento del sottotetto....servizi igienici..., volumi tecnici..., autorimesse pertinenziali...) dal computo degli indici di "fabbricabilità fondiaria e territoriali", confermando quindi che il riferimento, indipendentemente dal termine utilizzato, è agli indici edificatori.

Gli strumenti urbanistici comunali in passato hanno sempre utilizzato quale indice edificatorio (fondiario o territoriale) il parametro del volume, quelli più recenti, come quello del Comune di Arezzo, utilizzano invece il parametro della Superficie Utile Lorda (Sul). La definizione di volume di cui all'art. 29 delle NTA determina solo un volume virtuale (il volume si ottiene moltiplicando la Sul per un coefficiente numerico). Il volume ai fini della determinazione della sagoma (art. 15 del R.E.) di un edificio è riferito al volume fisico della figura geometrica, ma non è corrispondente al "peso urbanistico" dell'edificio stesso, dato appunto dalla quantità di SUL (due edifici con SUL diverse potrebbero avere lo stesso volume di sagoma).
L'indice edificatorio a cui riferirsi è quindi quello della Sul del R.U.: pertanto le addizioni sono classificate funzionali, e quindi riconducibili alla tipologia d'intervento della ristrutturazione edilizia, se la Sul in modifica della sagoma dell'immobile, è contenuta entro il 20% della Sul iniziale, e se la Sul in addizione è contenuta entro i limiti fissati dall'art. 36 delle NTA del R.U.

Ne consegue che:
- per i bar, i ristoranti e le strutture turistico ricettive, l'addizione funzionale che modifica la sagoma dell'immobile, finalizzata all'incremento della capacità ricettiva, deve comunque essere contenuta entro il 20% della Sui esistente (anziché il 25% come previsto dal R.U.), e comunque non oltre 60 mq;
- per le attività produttive, l'addizione funzionale che modifica la sagoma dell'immobile deve essere contenuta entro il 10% della Sul esistente, e comunque non oltre 100 mq.;
- negli altri casi, l'addizione funzionale che modifica la sagoma dell'immobile deve essere contenuta entro il 20% della Sul esistente, e comunque non oltre 30/40/60 mq.


Analogamente gli interventi di cui all'art. 79, c. 2, lett. e) della L.R. 01/05 "interventi pertinenziali che comportino la realizzazione.....di un volume aggiuntivo non superiore al 20% del volume dell'edificio principale..." devono essere verificati con il parametro della SUL: quindi le pertinenze non devono incrementare la SUL esistente oltre il 20%. Ne consegue che la realizzazione di pertinenze che sono escluse dalla determinazione della SUL, non incidono sulla determinazione della percentuale.

3) Il termine per l'inizio dei lavori della SCIA

In generale la disciplina edilizia ha sempre delimitato temporalmente il termine entro il quale deve essere dato avvio ai lavori, ed il termine di ultimazione degli stessi.
Per il Permesso di Costruire è fissato il termine per l'inizio dei lavori (entro un anno dal rilascio del permesso) e per la fine degli stessi (entro tre anni dalla data di inizio).
Contenuti analoghi erano presenti anche sulla DIA, in particolare per l'inizio dei lavori (entro un anno dalla data di presentazione).
La legge regionale attribuisce cioè un termine che decorre dalla data di efficacia del titolo edilizio (data di rilascio per il Permesso di Costruire e decorso del termine di 20 giorni per la DIA); l'interessato ha facoltà di intraprendere i lavori fin dalla data di efficacia del titolo, così come può scegliere di iniziare i lavori successivamente, non oltre il limite imposto dalla legge, pena la decadenza del titolo stesso.
Senza entrare nel merito della natura giuridica (atto provvedimentale o privatistico) della DIA e della SCIA, gli strumenti sono analoghi e si basano sul fatto che la conformità dell'intervento edilizio da porre in essere è asseverata da un libero professionista, demandando al Comune la funzione di controllo e verifica. La differenza sostanziale è che l'efficacia della SCIA decorre immediatamente con il deposito della stessa, mentre la DIA diventava efficace decorsi 20 giorni dal deposito.

La norma statale della SCIA (art. 19, c. 2, L. 241/90) dispone che "l'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data di presentazione della segnalazione .. ": è evidente che i lavori possono essere avviati immediatamente, ma non è escluso l'avvio dei lavori in un secondo momento. Il testo della proposta di legge regionale n. 90/2011, poi approvata con L.R. 40/2011, prevedeva espressamente la possibilità che la SCIA, seppure efficace fin dalla data di deposito, poteva essere suscettibile di inizio dei lavori successivamente, entro un anno dalla data di deposito, in coerenza con gli altri titoli edilizi (Permesso di Costruire e DIA).

Il testo approvato non sembra confermare tale facoltà al titolare della SCIA.
L'art. 84 "disciplina della SCIA" , al comma 5, dispone: "la SCIA è sottoposta ad un termine massimo di efficacia pari a tre anni dalla data di presentazione. L'inizio dei favori è contestuale alla presentazione della SCIA..." . La norma dispone altresì che alla SCIA, ove dovuto, deve essere allegato il DURC, e che la mancata presentazione dello stesso rende inefficace la SCIA.

Lo strumento della SCIA è stato introdotto nell'ordinamento al fine di semplificare gli adempimenti burocratici connessi ai procedimenti amministrativi, in modo da poter consentire l'immediato avvio dei lavori. La produzione del DURC implica che l'interessato abbia già individuato la ditta esecutrice dei lavori ed appaltati gli stessi.
Imporre l'obbligo di produzione del DURC contestualmente al deposito della SCIA, pena l'inefficacia della stessa, senza prevedere la possibilità di avviare i lavori in un secondo momento, e quindi di differire la presentazione dei DURC, sembra andare in direzione opposta rispetto alla finalità della legge.

Nella predisposizione della modulistica (luglio 2011), in assenza di specifiche disposizioni legislative, questo Ufficio aveva ritenuto che per la SCIA si applicassero gli stessi termini già previsti per la DIA e per il Permesso di Costruire: tant'è che il modulo prevedeva un'apposita sezione ove si comunicava o l'immediato inizio dei lavori (con allegati i relativi documenti fra cui il DURC), ovvero si differiva la comunicazione di inizio ad una data successiva, comunque entro un anno dal deposito.
II modulo della SCIA è stato nuovamente adeguato a seguito dell'entrata in vigore della L.R. 40/2011, senza però apportare modifiche alla sezione relativa all'inizio dei lavori.
Stante la formulazione dell'art. 84, c. 5, L.R. 1/2005, diventa necessario adeguare immediatamente la modulistica in uso al Comune di Arezzo, imponendo l'obbligo di presentazione del DURC contestualmente al deposito della SCIA.

Nell'incontro con i rappresentanti degli Ordini professionali l'Ufficio ha ricordato che la giurisprudenza ha affermato il principio consolidato che l'inizio dei lavori non può essere riferito solo ad opere preliminari quali la semplice recinzione dell'area, magari eseguita in economia; necessita invece che vi sia un'effettiva attività (uomini e/o mezzi e/o materiali) che dimostri l'effettivo inizio dei lavori rispetto allo specifico titolo legittimante.
Pertanto non può essere assunta come dichiarazione di inizio lavori l'esecuzione in economia delle opere preliminari, quale la recinzione dell'area di cantiere.

4) Sulla necessità di allegare l'autorizzazione del Genio Civile per la formazione dei titoli edilizi.

In generale la legge regionale 01/05 prevedeva (per le DIA ed i permessi) e prevede (per le SUA ed i permessi), che per la formazione del titolo è necessario che la pratica sia corredata di "ogni parere, nulla-osta o atto di assenso comunque denominato necessario per potere eseguire i lavare ...".
Si è posta l'esigenza di chiarire se fra tali atti di assenso sia compresa anche l'autorizzazione del Genio Civile per l'inizio dei lavori nelle zone sismiche.
La dizione letterale della norma potrebbe indurre a ritenere che tale autorizzazione debba essere allegata al deposito della SCIA, o necessaria per il rilascio del Permesso di Costruire.

L'articolo 105, comma 2, della L.R. 01/05 precisa che i titoli abilitativi (SCIA e Permesso di Costruire) possono essere richiesti o rilasciati prima dell'autorizzazione del Genio Civile. Non è pertanto necessario allegare tale autorizzazione ai titoli edilizi.
Costituisce eccezione a tale principio il solo caso in cui l'intervento proposto riguardi un'addizione funzionale oltre 40 mq di Sul (fino a 60 mq), così come disciplinata dall'art. 36, c. 2 delle NTA del R.U.. In questo caso, la dimostrazione che il progetto verifica l'adeguamento dell'edificio esistente alla disciplina antisismica, costituisce il presupposto per il riconoscimento della quantità edificatoria assegnata dal R.U.. Necessita pertanto che il deposito della SCIA sia corredato dell'autorizzazione del Genio civile, ovvero del progetto strutturale dell'edificio, accompagnato dall'asseverazione del professionista che attesta la sussistenza del requisito richiesto.

Il Direttore dell'Ufficio Edilizia
Arch. Roberto Calussi

venerdì 10 dicembre 2010

ATTIVITA' E INIZIATIVE

Ai membri del Direttivo di InarSind Arezzo
Oggetto: Convocazione del Consiglio Direttivo di Inarsind presso la CAT (Commissione Assetto del Territorio) del Comune d Arezzo il giorno giovedi 16 dicembre ore 15,00 negli uffici dell'urbanistica in via Cesalpino.

Cari colleghi Ingegneri e Architetti

Il 6 novembre 2009 è stato adottato dall’amministrazione comunale il RU.
Il 1 febbraio 2010 è stata inviata al Sindaco, da InarSind, la lettera aperta firmata da 200 professionisti
aretini che giudicavano molto negativamente lo strumento adottato .
Il 21 maggio 2010 sono state rinnovate le cariche del Sindacato con l’inserimento anche di Architetti nel consiglio direttivo al fine di rendere più efficace la dialettica sulla materia urbanistica del Regolamento.
Nel giugno 2010 l’amministrazione comunale ha formalizzato l’incarico professionale esterno per la
redazione delle controdeduzioni alle osservazione al RU. (circa 7 mesi dopo l’adozione).
Il 6 luglio 2010 InarSind ha organizzato il convegno alla Borsa Merci su REGOLAMENTO URBANISTICO ADOTTATO:LINEE-GUIDA E TEMPI CHE L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE INTENDE SEGUIRE ALLA LUCE DELLE NUMEROSE OSSERVAZIONI PERVENUTE.

In quella occasione l’Assessore all’Urbanistica ha comunicato l’impegno dell’amministrazione comunale per approvare il RU entro l’anno.
Nel comunicato stampa del 27 luglio InarSind prendeva atto di quanto detto dal Sindaco e dall’Assessore all’Urbanistica e affermava di considerare la rapida approvazione del RU come il male minore, per poi
ricominciare daccapo dopo le prossime elezioni amministrative.
Il 27 settembre 2010 InarSind ha organizzato, per la parte urbanistica, il convegno su Il riuso delle aree
produttive:sviluppo e trasformazione della città -Il caso dell'area ex Lebole.
In quella occasione fu osservato come il Bando voluto dall’amministrazione sull’ Area ex Lebole contenesse
regole tali da prevedere una sola proposta. Così è stato e il bando è sembrato una inutile perdita di tempo e
risorse, dal momento che la legislazione prevede la possibilità di discutere (con i Piani Complessi) le
proposte inviate direttamente dai proprietari.
Per l’area ex Lebole, Il Sindaco ha indicato la bontà della proposta pervenuta da parte della proprietà,
anche perchè “privilegia” una cordata di imprenditori locali.
Nel comunicato stampa del 4 dicembre InarSind ha evidenziato come l’intenzione di privilegiare le “cordate
locali” riguardi solo gli imprenditori e non i professionisti aretini.

I professionisti aretini sono già duramente provati e in crisi non solo a causa delle condizioni nazionali
dell’economia ma anche in ragione di un RU astruso e incomprensibile che, essendo solo adottato, rende
obbligatoria la “doppia conformità” col precedente PRG.

Altro motivo di crisi dei professionisti aretini è l’uso che l’amministrazione comunale fa della legge sugli
appalti della progettazione, privilegiando il “Massimo ribasso” senza usare “L’offerta economicamente più
vantaggiosa” (come per esempio fa la Provincia) con situazioni che, oltre a mortificare la nostra professione, danneggiano anche l’interesse pubblico, come evidenziato dall’Autorità di Vigilanza con Determinazione n. 6 del 27 luglio 2010.

Siamo ormai giunti alla fine dell’anno e l’approvazione del RU non sembra affatto imminente.
Si ha invece l’impressione che, durante i mesi scorsi, le risorse umane ed economiche dell’amministrazione
comunale siano state utilizzate per operazioni esterne al RU, ritardandone l’approvazione.
Per questo motivo abbiamo richiesto un incontro con la CAT al fine di essere messi al corrente dello stato
dei lavori e per esprimere le nostre preoccupazioni.

Io credo che bisognerà dire che:
1. l’approvazione del RU riguarda tutta la città e tantissimi privati cittadini che avrebbero intenzione
di trasformare i propri edifici;
2. tutto ciò sarebbe una importantissima boccata di ossigeno anche per tantissimi professionisti ora
bloccati;
3. privilegiare alcune grandi aree, lasciando indietro il RU, oltre ad essere ingiusto per l’intera città,
danneggia anche profondamente i professionisti locali, a favore dei grandi studi esterni.
Vi chiedo di esprimere la vostra opinione sulle considerazioni che ho esposto, di integrarle o di modificarle
per redigere un documento base da portare alla CAT.

Cordiali Saluti
Alessandro Cinelli
Presidente INARSIND Arezzo